LA PIVA EMILIANA: qualche parola


Riflessioni a cura di Daniele Bicego che ringraziamo per la disponibilità. Daniele farà una presentazione della PIVA EMILIANA (sua diffusione, uso, repertori, caratteristiche…) prima del concerto a ballo previsto per GIOVEDI’ 20 DICEMBRE  a Peschiera Borromeo in piazza Paolo VI (Spazio Pertini) con

  • Roberto Bucci e Marina Valli (violino e chitarra dell’Emilia romagna)
  • Daniele Bicego (piva emiliana)

La piva in Emilia non era diffusa in tutto la regione, ma solo in una piccola parte di essa: Valli Trebbia e Nure (provincia di Piacenza), valli Ceno, Taro e Parma (provincia di Parma), alta Val D’Enza (provincia di Reggio).
Doveva comunque essere molto popolare in queste zone, visto che sono stati censiti, tra ‘800 e primi del ‘900, quasi cento suonatori.
Quasi tutti smisero di suonare negli anni tra le due guerre, e sfortunatamente nessuno di loro è mai stato registrato, anche se due suonatori anziani, Arnaldo Borella e Lorenzo Ferrari, hanno fornito importanti testimonianze; ma non erano più in grado di suonare e i loro strumenti, che comunque sono sopravvissuti, erano ormai in disuso.
Gli ultimi suonatori attivi sono stati i fratelli Domenico e Luigi Garilli, di Mareto (PC) che in qualche occasione suonarono ancora nel dopoguerra.
Le ricerche svolte da Bruno Grulli, Franco Calanca e altri hanno permesso di ritrovare una buona quantità di strumenti e oggi ce ne sono 18, di cui tre completi.
Strutturalmente, la piva è composta da un charter conico ad ancia doppia, con 7 fori digitali, e due bordoni ad ance semplici accordati all’ottava, somiglia quindi molto a cornamuse di altre regioni europee con la particolarità che non ha fori sul retro del charter, quindi il pollice non viene usato (come sulla musa delle Quattro Province). Veniva di solito montata su una sacca di pecora o di capra intera, i bordoni erano legati alle zampe anteriori, e l’innesto del chanter al collo dell’animale.
Per quanto riguarda il repertorio, è stato possibile recuperare alcuni brani peculiari della piva, oggi tuttavia allo scopo di incrementare il repertorio di questo strumento si eseguono spesso musiche di altre zone vicine, come i balli dell’Appennino Bolognese, molti dei quali si adattano bene all’estensione della piva.

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